La conservativa è quella branca dell’odontoiatria che si occupa della ricostruzione dell’elemento dentario.Si può distinguere in diretta (eseguita dall’odontoiatra) ed indiretta (eseguita con la collaborazione del laboratorio odontotecnico; ad esempio: intarsi, faccette, ecc…).
La causa principale che porta la necessità di ricostruire il dente è la carie dentaria, ossia quell’insieme di batteri patogeni che aggrediscono il dente rovinandone la sua integrità.

Un tempo venivano utilizzati materiali come l’amalgama, un insieme di metalli grigi che uniti assieme creavano una sorta di struttura inizialmente morbida e facilmente modellabile, che induriva nel giro di 24 ore.

L’utilizzo di questi materiali non permetteva una conservazione della struttura dentaria; infatti, per l’amalgama, maggiore era la forma della cavità, maggiore era la ritenzione del materiale stesso.
Oggi, come materiali da ricostruzione, vengono utilizzati materiali compositi raffinati, che permettono il ripristino del tessuto dentario simile all’originale, sia come colore che come durezza.
L’avvento dei compositi, delle tecniche di isolamento e dell’adesione sul dente ha portato ad un processo di ricostruzione molto più conservativo ed estetico rispetto al passato.
Negli ultimi decenni i materiali da ricostruzione si sono evoluti fino a raggiungere livelli di estetica e funzione elevatissimi, accompagnati da una prolungata durata nel tempo.
Da molti anni sono presenti sul mercato compositi in grado di imitare le proprietà fisiche e meccaniche dei denti, dallo smalto alla dentina, che presentano un elevato numero di colori, traslucenze e masse opache; ciò permette al dentista, utilizzando tecniche di stratificazione anche complesse, di ottenere un soddisfacente risultato estetico.
Le nuove evoluzioni merceologiche hanno quindi permesso di incrementare notevolmente alcune proprietà ottiche dei materiali compositi, al punto che pochi colori e fasi di stratificazione semplificate possono essere sufficienti per ottenere un risultato pienamente soddisfacente per dentista e paziente; anche per ricostruzioni complesse in aree estetiche.
Per poter lavorare in ogni condizione con queste linee di prodotti, occorre investire molto tempo in formazione e specializzazione manuale.

Nella conservativa indiretta, l’odontoiatra esegue la preparazione del dente (può essere anche la sostituzione di una vecchia otturazione in amalgama), prende l’impronta e la manda in laboratorio, dove, attraverso le sue indicazioni, l’odontotecnico può ricostruire la parte mancante, con l’ausilio di materiali come: compositi nanoriempiticeramica integrale metal freedisilicato di litio,zirconio oppure leghe metalliche (ormai non più utilizzate per la poca esteticità e gli elevati costi delle leghe nobili a base di oro, palladio, platino).

Nelle ricostruzioni dirette eseguite dal dentista, il materiale per otturazione, durante la fase di polimerizzazione, ha una minima retrazione che nel tempo può creare una micro fessurazione ed un consueto passaggio di batteri.

Gli intarsi, a differenza delle otturazioni dirette in composito, essendo costruiti direttamente dall’odontotecnico per stampaggio (definito in gergo tecnico presso-fusione in ceramica o disilicato di litio), hanno una maggiore precisione.

Un altra tecnica utilizzata è con i compositi nanoriempiti a fasi alternate sul modello in gesso della bocca del paziente; questa tecnica presenta una lieve retrazione, compensata però dalla multi stratificazione eseguita dal tecnico (ogni strato viene polimerizzato per gradi).
Ciò comporta una maggior integrità e compattazione del materiale stesso, associata ad una migliore colorazione e sfumatura (grazie alle masse trasparenti, traslucenti ed ai super colori a disposizione del tecnico) e ad una maggiore lucentezza e omogeneità del materiale stesso (che comporta una minor rugosità del materiale; ciò significa che il dente risulta meno abrasivo nei confronti del dente antagonista e quindi lo consuma meno durante le fasi di masticazione).

L’ultimo passo fondamentale eseguito dal dentista sarà quello di cementare l’intarsio in campo asciutto, attraverso la diga e un cemento composito fluido duale (che indurisce per fotopolimerizzazione e autopolimerizzazione); ciò consentirà di completare la perfetta sigillatura tra il dente naturale e l’intarsio eseguito dal tecnico.
Il tutto verrà poi rifinito e lucidato a specchio per garantire una perfetta unione tra i due materiali, a garanzia di un’ottima integrazione e durata dello stesso nel tempo.